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Sant’Agata a Catania… e non solo |
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Forse non tutti sanno che la nostra festa di Sant’Agata è tra le più popolari al mondo: per affluenza la superano soltanto la Settimana Santa di Siviglia e la festa del Corpus Domini a Guzco, in Perù. Per tre giorni a Catania, dal 3 al 5 Febbraio, la gente sciama nelle vie e nelle piazze e via Etnea diventa l’autentico “salotto” cittadino.
La città è un tripudio di luci e colori: balconi ed edicole si illuminano, le effigi della Santa vengono decorate con fiori e le vetrine dei negozi e dei bar con i modelli artistici delle canderole. Grandi fuochi d’artificio coronano i festeggiamenti. Nella festa i giovani rivestono un ruolo fondamentale; difatti, sono necessarie gambe salde e forti braccia per tirare le tonnellate della vara. E, come una volta, riuscirci in un’unica tirata significa trarne dei buoni auspici per l'intero anno. L’amore e la devozione per la Patrona viene tramandato da padre in figlio e per questo per gli autentici catanesi diventa irrinunciabile festeggiarla degnamente. Devoti catanesi e curiosi della provincia si contano a centinaia di migliaia, anche sino a un milione. E così, quasi immutata attraverso i secoli, gli elementi di questa festa compongono l’appuntamento più folklorico d’Italia.
Inutile descrivere lo svolgersi dei tre giorni di festa che grosso modo tutti già conoscono; un po’ meno conosciuto, forse, è il parallelismo esistente tra la festa siciliana e le altre due che la affiancano per popolarità.
In Spagna 120 “pasos” (fercoli) narrano per le strade la passione di Cristo e i dolori di Maria; in Perù il santissimo sacramento viene preceduto nella processione dai “tronos” (fercoli) che narrano plasticamente con capolavori lignei la vita dei santi testimoni di Cristo e alcuni titoli della Madonna. La datazione storica testimonia che le undici candelore catanesi, che un tempo superavano il numero di trenta, derivano dal solco spagnolo. In seguito, la guerra e l’estinguersi di alcuni mestieri ne comportarono la diminuzione.
Ma ancor più sorprendente dei simboli simili che si rincorrono in festività celebrate in più parti del mondo lo è il fatto che il culto di Sant’Agata non è sentito soltanto nella nostra provincia. La martire ‘catanese’ è, in realtà, venerata in tutto il mondo. A Malta è compatrona con S. Paolo, così come nella Repubblica di San Marino.
In Spagna è venerata a Villarba del Alcor in Andalusia. A Barcellona è intestata a Sant’Agata la cappella di Palazzo Reale in cui venne ricevuto Cristoforo Colombo al suo primo viaggio dalla scoperta dell'America. In Portogallo è Patrona di Agueda (Agata, appunto) nella provincia di Coimbra. Il culto è esteso anche in Germania dove è stata eletta Patrona di Aschaffemburg; in Francia, di Le Fournet, in Normandia. È molto popolare anche in Grecia, specie nella regione etolica, dove i fedeli lasciano le città in processione per percorrere dieci chilometri e raggiungere il luogo del culto. Sant’Agata è addirittura arrivata nella lontana India a Viayawala e in Argentina è la Patrona dei vigili del fuoco, solennemente festeggiata a La Boca di Buenos Aires.
Insomma, la devozione di Agata, che sentiamo tanto ‘nostra’, è davvero diffusa in tutto il mondo ed è inoltre presente in quarantaquattro comuni italiani, dei quali quattordici portano proprio il nome della Santa. Inaspettatamente, è la Lombardia la regione più ricca del culto agatino: nel Duomo c'è un altare con un magnifico quadro a lei dedicato e due statuette nelle guglie.
Testi: Cetty Giuffrida
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