La storia - affrontare la questione relativa alla o alle torri di “Malogrado” (dal latino "malus gradus", passo disagevole) è un po’ come affondare la mente tra la storia e il mito. Allo stato attuale degli studi non si possiede alcuna certezza relativamente al numero delle strutture fortificate (una, due torri, o forse più?), alla loro antichità e alla loro consistenza architettonica. In breve, di queste strutture fortificate non si conosce nulla, se non alcune labili menzioni riportate da fonti storiche a partire dal XVI sec. d.C. Ad alimentare il mistero si aggiunge una carta topografica di epoca borbonica (1836), la quale, raffigurando Giarre e buona parte del suo territorio, in corrispondenza del torrente Macchia, in un tratto del corso d’acqua non lontano da S. Maria la Strada, riporta il disegno di un edificio turrito a pianta circolare e base scarpata, da collocarsi approssimativamente tra i due odierni ponti della ferrovia. La carta, comunque, riporta l’esistenza di un’altra torre, anch’essa disegnata con pianta circolare e base scarpata, posta poco più a sud, nei pressi della foce del torrente e in prossimità dell’antica chiesetta di contrada S. Anna. Probabilemtne torre e chiesa dovevano far parte di un unico nucleo edilizio, oggi scomparso e sostituito dalla moderna chiesa di contrada, visibile a chiunque transiti per la via del lungomare.
A conti fatti, tolte le preziosi infomazioni della topografia borbonica, allo studioso e ricercatore rimarrebbero in mano solo dati aleatorii provenienti da fonti, che offrono poche conferme e tanto alimentano un mito privo di fondamento storico: la presunta origine araba delle torri di Malogrado. In Sicilia rimangono pochissimi esempi di architettura araba; a questo si aggiunga che delle citate torri non rimane una porzione architettonica utile a formulare una qualsiasi ipotesi sulle loro caratteristiche edilizie.
La leggenda - unico elemento che potrebbe far propendere, con molta fantasia, alla origine musulmana delle strutture turrite potrebbe essere un mito locale tramandato di generazione in generazione e legato alla riconquista normanna della Sicilia. Presumibilemente nell'anno 1079 d.C., poco prima della caduta di Taormina in mano normanna, il conte Ruggero, passando per la contrada della "Strada" insieme con un piccolo manipolo di uomini, venne assalito da un numeroso gruppo di musulmani. In palese difficoltà e in inferiorità numerica, prossimo ad essere catturato, Ruggero invocò l'aiuto della Madonna, la quale, accolto il suo accorato appello, inviò una squadra di cavalieri in armatura bianca che difese e portò in salvo il conte. Ruggero, per celebrare la vittoria e onorare la Madonna, diede l'ordine di erigere un tempietto sacro, ai giorni nostri il Santuario della Madonna della Strada. Questa, a grandi linee, è la leggenda, che testimonierebbe la frequentazione di questi luoghi da parte di musulmani possibilmente acquartierati in luoghi prossimi alla contrada. Per mettere in difficoltà uno squadrone di cavalieri normanni, gli arabi dovevano essere in numero maggiore o, comunque, tanto esperti dei luoghi circostanti, da tendere una magistrale trappola. Nulla impedisce di pensare che i musulmani risiedessero in edifici prossimi alla zona della battaglia, forse costruzioni fortificate, magari torri, le torri di Malogrado. Rimane da comprendere quanta arditezza scorresse nelle vene del conte Ruggero. La leggenda lascerebbe intendere che egli avesse un seguito esiguo. Dunque quale comandante, con pochi cavalieri al seguito, avrebbe avuto l'arditezza di transitare vicino a edifici fortificati e ben muniti del nemico? In tali condizioni, anche spinto dalla necessità, un comandante avrebbe per prima cosa scelto un percorso alternativo a quello, in questo caso, costiero, cercandone magari uno pedemontano. Purtroppo non esistono studi sul paesaggio e sulla viabilità nell'area ionico-etnea durante l'epoca medievale, ma è probabilmente fondata la teoria secondo la quale l'antica via Consolare, la pedemontana che dalla frazione Trepunti ancora oggi conduce a Nunziata di Mascali passando per Macchia e Tagliaborse, esistesse e fosse uso anche nel medioevo. E' dunque lecito supporre che Ruggero, avendo visto strutture fortificate nemiche a guardia del torrente Macchia in corrispondenza dell'attuale borgo di S. Maria la Strada, certamente avrebbe scelto di percorrere una strada alternativa, forse l'antica Consolare. Se il mito, invece, contiene un minimo di verità, si può benissimo immaginare che il Conte ritenesse sicura la via costiera e che non temesse alcun agguato musulmano, giacchè il territorio o era alleato, ovvero già ampiamente conquistato. La leggenda stessa escluderebbe dunque l'origine musulmana delle torri di Malogrado per le quali, d'altronde, non si possiedono testimonianze sicure neppure per una possibile origine normanna.
Una misteriosa struttura - nonostante le non confortanti premesse storiche, a sud-est di S. Maria la Strada, tra il mercato ortofrutticolo e le propaggini settentrionali della Stazione delle FS, nei pressi del vecchio ponte della ferrovia, sulla sommità di un moderno terrazzamento trovano posto i ruderi di un edificio a pianta quadrangolare, le cui caratteristiche lascerebbero intendere come una antica garritta di guardia. Sebbene invasi dalla vegetazione sia all'interno che all'esterno, i resti della piccola torre permettono una parziale lettura ricostruttiva dell'impianto. L'edificio ha pianta quadrata: ogni lato misura m. 2,90; lo spessore della muratura non supera i cm. 40; le due diagonali misurano rispettivamente m. 3,13 e m. 3,14. L'altezza di ciò che rimane del corpo di fabbrica non oltrepassa il m. 1,70. La costruzione ha un ingresso largo cm. 93, posto presso il lato meridionale; i muri perimetrali est, ovest e nord presentano tre aperture adesso murate. Le aperture, ad un attento esame, si rivelano in realtà delle saettiere, feritoie verticali, dalle quali, un tempo, era possibile colpire, in tutta sicurezza, con dardi e frecce l'eventuale nemico. Delle tre saettiere solo quella occidentale si rivela pressoché intatta, le altre due sono state ampiamente rimaneggiate nel corso dei secoli. L'interno presenta nel pavimento gli strati di crollo del tetto e della porzione superiore delle pareti. Parte del materiale crollato è visibile anche all'esterno. Le opere della muratura sono semplici, ma efficaci: si tratta generalmente di pietrame non squadrato, legato insieme da malta e di tanto in tanto inzeppato da frammenti di terracotta. Solo gli angoli sono rinforzati da blocchi di pietra lavica sovrapposti e parzialmente squadrati. Probabilmente l'edificio non doveva superare i 3/4 metri d'altezza. E' possibile immaginare che la sommità della torre avesse una copertura piana lignea, sulla quale poteva innestarsi un terrazzo, forse merlato, ove poteva stazionare una vedetta. Al piccolo terrazzo vi si poteva probabilmente accedere attraverso una botola, a sua volta fruibile attraverso una scala in legno, opportunamente asportabile, vista l'esiguità dello spazio interno. La garitta probabilmente non ospitava più di 2 uomini, opportunamente accasermati per il controllo del territorio circostante.
Conclusioni - è possibile credere che i ruderi di questo edificio siano gli antichi resti di una delle torri di Malogrado? La carta borbonica di Giarre riporta una torre esattamente sulla sponda opposta del torrente. Inoltre, come è stato già detto, il disegno risulta quello di una torre circolare. Vero è che l'autore della carta disegna quasi alla stessa maniera tutte le strutture turrite, ma si consideri anche che l'icona dell'edificio lascia intendere una struttura ben più imponente di una semplice costruzione di 3 m. per lato, con uno spessore delle pareti di appena cm. 50. é probabile, dunque, che il piccolo edificio esaminato altro non sia che una semplice garitta privata, utilizzata per il controllo dei possedimenti agricoli: elemento non estraneo al paesaggio rurale siciliano. Infatti la torretta è appositamente situata in un punto elevato, dal quale, particolare interessante, si scorge in lontananza il castello di Calatabiano. In conclusione, il mistero delle torri di Malogrado risulta a mala pena sondato. Purtroppo rimangono ancora tanti punti oscuri da illuminare: l'origine storica; la forma architettonica; l'utilità per la fertile zona circostante.
Bibliografia - Isidoro M. Sidro Barbagallo, Da Giarre a Taormina, la storia attraverso i toponimi, Catania 1995, pag. 55-56; Vincenzo Di Maggio, Profilo di una antica via romana, Giarre 1983; Francesco M. E. E Gaetani Marchese di Villabianca, Torri di guardia per li fani o sian fuochi di avviso ne' littorali della Sicilia, in "Opuscoli palermitani", Biblioteca comunale di Palermo, Qq. E. 97, ristampato a cura di Salvo di Matteo, Torri di Guardia dei litorali di Sicilia, Ed. Giada, Palermo 1988;