Piedimonte Etneo
| Itinerario artistico monumentale Piedimonte Etneo è il primo fra i comuni della cintura ionica che si incontra percorrendo la statale 120, in direzione nord - ovest, ad appena 3 Km dallo svincolo autostradale di Fiumefreddo Sicilia A18. L'abitato si estende su una collina del versante orientale dell'Etna, a circa 360 m. s.l.m., che dominando così la costa Ionica da Taormina a Riposto. Piedimonte Etneo è posto quindi tra il mare e la montagna; immerso nel parco naturale dell'Etna, è dominato dalla maestosità del vulcano più alto d'Europa. Storia - grazie, appunto, alla sua invidiabile posizione e agli incantevoli scenari che offre, Piedimonte Etneo, nel suo nascere, agli inizi del XVII sec. fu battezzato con il nome di Belvedere. La sua fondazione si deve, con molta probalità, ad Ignazio Gravina Cruyllas (1611-1665), feudatario delle terre di Calatabiano, il quale già nel 1650, iniziò nel feudo delle Bordelle, della baronia di Calatabiano, un nuovo insediamento. Fu, però, il nipote, Igniazio Sebastiano Gravina Amato (1657-1694), marchese di Francoforte e terzo principe di Palagonia, ad ottenere nel 1687 la licentia populandi dal tribunale del Real Patrimonio. Territorio - Il territorio del comune di Piedimonte Etneo si estende sul vesante Nord-Est dell' Etna per circa 2646 ettari, di cui 794 ricadono nel territorio del parco dell'Etna. Pur essendo esteso parecchio in altitudine, lo sviluppo delle aree naturali si presenta limitato rispetto alle zone antropizzate. Nella fascia più bassa, a partire con il confine con Fiumefreddo, si insediano le colture di agrumi. A queste quote è anche altamente sviluppata la coltivazione dell'ulivo. A Partire dai 450 metri troviamo i vigneti: Piedimonte fa parte della fascia produttiva dei vini D.O.C. dell'Etna, e la qualità denominata "Nerello Mascalese" dà un ottimo vino Etna rosso D.O.C. In contemporanea ai vigneti troviamo i frutteti che offrono diverse qualità di mele, pere, pesche e ciliegie. Dai 700 metri in su incontriamo noccioleti e castagneti. La vegetazione spontanea è caratterizzata dalla presenza delle ferula, del rovo, della felce, del ricino e di alberi di castagno e di rovella. A circa 900 metri di altitudine, in contrada rocca campana, si trovano boschi di castagno e rovella e in oltre grandi spazi lasciati al pascolo. Sul fronte lavico crescono solo piante arbustive ed erbacee, e qualche esemplare di pino laricio. Itineraio artistico monumentale - Piedimonte da il suo benvenuto con il verde di Piazza Roma, storica porta d'accesso al paese, da qui infatti si apre via Forni che con via Difesa fu la prima importante via di collegamento. A partire dal 1718 questo luogo venne chiamato Piano San Michele, avendo preso il nome dalla chiesetta omonima fatta costruire dal principe Ferdinando Francesco Gravina, a somiglianza della più antica chiesa di S. Ignazio, per voto, dopo i moti palermitani del 1708. Piazza Roma è dominata dall'elegante prospetto neoclassico di Palazzo Voces e rallegrata dalla Villa Comunale, realizzata negli anni 50, mentre sul lato opposto fa da sfondo il Palazzo Carpinato. Proseguendo lungo la Via Regina Margherita e Via Mazzini si incontra la chiesetta di Sant'Ignazio o chiesa del Carmine, che ebbe tre fasi di costruzione, la prima nel 1689, la seconda nel 1693 e la terza nel 1895 in stile neo-gotico. La facciata in pietra bianca presenta elementi decorativi di un certo valore, tra cui il grande rosone centale. All'interno trovasi soprattutto la preziosa statua in gesso della Madonna del Carmine, e un quadro di S. Ignazio sul l'altare maggiore. Si conserva inoltre la prima statua del santo in cartone romano, regalata dal principe. Superando la Piazzetta S. Ignazio, situata ove un tempo aveva luogo il palazzo del principe, si giunge all'ampio spazio di Piazza Madre Chiesa, dove nel 1712 per volere del Principe Ferdinando Francesco fu costruita la Chiesa Madre con una sola grande navata. Nel corso dei primi anni dell'800 a causa di forti terremoti questo edificio sacro subì notevoli danni che ne resero instabili le strutture. Si proseguì con una ricostruzione che diede alla chiesa una forma basilicale a tre navate in stile neo-classico, con colonne in pietra bianca e capitelli dorici, ionici e corinzi. All'interno, ancora ai giorni nostri, si possono ammirare i quadri, il pergamo scolpito in legno e indorato, il fonte battesimale in marmo di Carrara e l'organo, dono del Principe. Sulla Piazza Madre Chiesa si apre l'inconfondibile asse prospettico del settecentesco corso principale, detto anticamente San Fratello, ora Via Vittorio Emanuele II, che giunge con il suo magnifico rettilineo alla Porta San Fratello, retaggio di antica feudalità, elevata nel 1712. Ebbe questo nome, perchè edificata in corrispondenza ideale con possedimenti del principe, appartenenti alla moglie Anna Maria Lucchese, baronessa di San Fratello, in provincia di Messina. Nell'ottocento cambiò nome in Porta Ferdinandea, in onore del Re di Napoli Ferdinando II; perse tale denominazione dopo la caduta della monarchia borbonica. Questa porta ha visto scorrere più di trecento anni di storia del paese. E' realizzata in pietra lavica martellinata e costituita da una coppia di alti obelischi sormontati da due sfere. Dall'edilizia sette/ottocentesca dell'antica via S. Fratello rimangono i rigorosi allineamenti voluti dal Principe e alcuni bei palazzi, in parte ricostruiti nel secolo scorso, fra cui si segnala: il palazzo Patanè, ora sede municipale, palazzo Scidà, palazzo Morabito e, infine, il settecentesco palazzo Messina, con preziosi intagli in pietra lavica. Sulla Piazza Chiesa Madre si apre anche la Via Umberto I, dominata dall'omonima piazza, su cui sorge l'ex Convento dei Padri Cappuccini, che ora ospita le suore Teatine, costruito per volere del principe Ferdinando Francesco, nel 1732. La chiesa del convento ai giorni nostri si ricorda con il nome di Chiesa dell'Immacolata. Nel suo interno si ammirano opere di un certo valore: gli altari laterali in intarsio di legno e l'altare centrale scolpito in legno, su cui domina un bellissimo quadro dell'Immacoltata Concezione. Alla sua base vi è l'elegante custodia del Sacramento; nell'alto della tribunetta spicca la scultura lignea dell'Immacolata, in oltre possiamo anche vedere tutti i dipinti donati dalla famiglia Gravina. Le frazioni - la storia di Piedimonte, ricca di motivi suggestivi per le sue origini, si carica poi di particolare fascino se si evocano i lontani trascorsi della civiltà bizantina presente nella frazione di Vena, testimoniata soprattutto dalla pregiata icona della Vergine con il Bambino di antica arte orientale. Vena, il cui nome deriva dalla vena d'acqua scaturita secondo tradizione dell'urto prodotto dallo zoccolo di una mula che accompagnava dei frati, è sede di un ricercato Santuario. Il culto della Madonna della Vena risale al VI secolo, quando fu fondato un convento di monaci basiliani, trasformato nel XIII in abbazia. La frazione oggi è molto apprezzata sia per la salubrità dell'aria che per i paesaggi offerti al visitatore. Altra frazione è Presa, che fece parte del feudo di San Basilio ed ebbe anch'essa la prerogativa di avere ricche sorgenti d'acqua, da cui la "presa" per portare il prezioso liquido nel capoluogo. Fra i beni culturali più importanti della frazione si ricorda la chiesa della Madonna delle Grazie, in stile neoclassico, costruita nel 1837. Presa e Vena sono oggi delle località di villeggiatura, durante l'estate si rianimano di gente richiamata dal dolce clima e dalla tranquillità che offrono questi luoghi. Testi e foto: Angelina Messina |
Pagina precedente: Nunziata di Mascali
Pagina successiva: Cerca



