Home arrow Tradizioni di Sicilia arrow "A suon di ciaramedda"
 
 
ItalianEnglishGermanFrench

Menu principale

PORTFOLIO


 

"A suon di ciaramedda" PDF Stampa E-mail

 

Le tradizioni musicali natalizie si sono mantenute in Sicilia particolarmente vitali rispetto ad altre regioni d’Italia: canti, musiche strumentali e azioni drammatiche sono i mezzi utilizzati per ben celebrare la Natività. Nelle case, davanti agli altari o ai presepi, nelle strade, presso edicole votive riccamente addobbate e nelle chiese di molti paesi ancora si ripetono antichi canti,e in alcuni paesetti della Sicilia più centrale vengono eseguiti da suonatori specializzati o in coro dai fedeli. I brani sono suonati con un ricco campionario di strumenti, tra i quali la zampogna e il piffero, strumenti natalizi per tradizione. In certi centri sono ancore vive rappresentazioni drammatico-musicali della Natività. È storica, ad esempio, la vicenda degli orbi (ciechi), suonatori e cantori ambulanti della Sicilia storica. Gli orbi vennero riuniti in congregazione a Palermo dai Gesuiti fin dal 1661, con l’obiettivo di diffondere al popolo un'ampia produzione di testi poetici dialettali di argomento religioso: storie di santi, canti di Natività e di Passione, rosari, ecc… La Chiesa fissava così temi e motivi destinati all’ampia fruizione popolare grazie alla mediazione "orale" degli orbi. I testi drammatici, poetici e musicali di provenienza ecclesiastica si adattarono poi all'ambiente cui venivano proposti. Gli interpreti popolani tesero a trasformare, ad esempio,  gli officia pastorum (o misteri) in rappresentazioni che lasciavano ampio spazio all'improvvisazione e all'abbondante consumo di cibo e bevande (perfino all'interno delle chiese, nonostante le ripetute proibizioni sinodali). Anche le novene celebrate a casa assunsero sempre più  l'andamento di una vera festa, con offerte alimentari, accensione di fuochi e balli estemporanei.
Tutt’oggi è molto bello l’esempio di Monreale: diverse coppie di zampognari-cantori si esibiscono dietro compenso dall'Immacolata all'Epifania. Particolare è lo strumento impiegato da questi suonatori, unici in Sicilia a utilizzare la grande zampogna "a chiave" più comunemente diffusa nell'Italia centro-meridionale: “’a ciaramedda”. Gli specialisti della zampogna "a chiave" sono contadini e artigiani. Questi zampognari-cantori del circondario palermitano si sono posti, non diversamente dai cantastorie ciechi, come i mediatori di un immaginario sacro ancora presente nel sentire comune. Tra le più singolari rappresentazioni musicali della Natività vi sono inoltre quelle dei due piccoli centri interni rispettivamente situati sulle Madonie e sui Peloritani: Isnello e Antillo. La novena di Natale ad Antillo (prov. di Messina) si annuncia con la Pasturedda, particolare ritmo a due campane che intende evocare il suono dei mulignedda (campanelli) appesi al collo degli animali recati dai pastori in dono al Bambino (quindi una "Adorazione dei pastori"). La Pasturedda si esegue insieme alla Campaniata (scampanata festiva) nei giorni della novena e nelle "vigilie". Straordinariamente vitale è infine la tradizione musicale del Natale a Licata. Sono gli zampognari ad animare le celebrazioni, eseguendo novene domiciliari. Centinaia di famiglie usano ancora addobbare le edicole (i fiureddi) davanti gli usci di casa, con fronde di vegetali (palme, pino, carrubbo) e agrumi (arance e mandarini), per potere ospitare i suonatori nei nove giorni che precedono il Natale. Interessante è la gestualità assunta in questo paese dal cantore: a braccia aperte in postura di omaggio all'immagine sacra verso cui sta costantemente rivolto durante l’esecuzione.


Testi: Cetty Giuffrida

 
< Prec.

Advertisement

© 2010 ipaesaggi.eu - Torri e castelli di Sicilia